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Milano, 23 aprile 2002

 

IntesaBci, Palazzo Besana, Piazza Belgioioso, 1  

Martedì 23 aprile 2002, ore 14.30

Le prospettive di medio periodo, delineate nel Rapporto "Analisi dei Settori Industriali", redatto da Prometeia e dal Servizio Studi di IntesaBci, vedono l'industria italiana tornare a crescere a tassi prossimi al 3% a partire dal 2003, superando il rallentamento del biennio 2001-02 senza eccessive penalizzazioni, né dal lato dei livelli di attività, né delle condizioni di redditività. La domanda interna giocherà un ruolo rilevante nel sostenere la crescita manifatturiera nell'arco dell'intera previsione, grazie al proseguimento della fase espansiva degli investimenti ed alla tenuta dei consumi. Cruciali saranno tuttavia le esportazioni, che devono controbilanciare un intenso processo di penetrazione delle importazioni sul mercato interno, che non accenna ad esaurirsi.

L'atteso consolidamento della domanda mondiale porterà le esportazioni di manufatti italiani a crescere a buoni ritmi già nei prossimi mesi e ad aumentare a tassi prossimi al 7% medio annuo nel prossimo quadriennio. Il raggiungimento di questi risultati implica una sostanziale tenuta delle posizioni raggiunte dalle imprese italiane, che consenta di continuare a contenere l'erosione delle quote di mercato dovuta all'entrata di nuovi paesi nell'arena competitiva internazionale.

L'evoluzione delle vendite di prodotti italiani sui mercati esteri negli anni '90 è stata condizionata in misura inferiore rispetto ad altri tradizionali attori, in particolare la Germania, dalla crescente importanza acquisita dai nuovi competitor. La perdita di peso dei prodotti italiani è stata particolarmente significativa sui mercati dell'Unione europea, mentre nell'area NAFTA si è registrata, sia pure non in tutti i settori, una sostanziale tenuta delle posizioni italiane.

Sui mercati rilevanti per le esportazioni italiane, i maggiori guadagni di quote di mercato sono stati ottenuti dai paesi emergenti e dalla Spagna, le cui performance hanno beneficiato dell'ingresso tardivo nell'Unione europea. I principali concorrenti dell'industria italiana si confermano comunque i paesi OCSE, oltre alla Cina, che grazie ai rilevanti guadagni di quota conseguiti nel corso degli anni '90 è divenuta il nonocompetitor dell'industria italiana.

Nel medio periodo, secondo il Rapporto, le maggiori opportunità di sviluppo proverranno dai mercati extra-Ue, la cui domanda è attesa tornare a crescere a tassi prossimi al 9% (a prezzi costanti) nella media del quadriennio 2003-06. I settori che presentano le migliori opportunità di sviluppo saranno, analogamente a quanto sperimentato negli anni '90, quelli dove è rilevante la presenza di imprese multinazionali: Farmaceutica, Largo consumo ed Elettronica, che continueranno a beneficiare degli scambi intra-firms.

Rispetto all'esperienza della seconda metà degli anni novanta, il periodo di previsione dovrebbe caratterizzarsi per un'accelerazione della crescita delle export dei settori chiave del sistema italiano: Sistema moda, Sistema casa e Meccanica strumentale.

In particolare, il Rapporto si sofferma sulle prospettive di quest'ultimo settore che rappresenta un elemento portante della competitività dell'industria italiana. La Meccanica Strumentale, infatti, contribuisce in misura rilevante alla formazione del saldo commerciale con l'estero e costituisce un fattore fondamentale del successo dei soggetti a valle negli altri settori del Made in Italy (tessile, abbigliamento, pelletteria, ceramica, mobili, lampade, oggetti di design).

L'approfondimento presentato nel Rapporto mette in luce la possibilità che i principali punti di forza su cui si basa il modello italiano (piccola dimensione delle imprese, interazione con i clienti, specializzazione su macchinari a prezzo meno elevato dei concorrenti, processi di innovazione informali) siano sottoposti a forti tensioni, proponendo nuove sfide alla nostra industria. Le buone prospettive nella domanda, tuttavia, specie sui mercati non UE, offriranno gli spazi di manovra necessari per procedere nel processo di riqualificazione dell'offerta nazionale, che comporterà anche la selezione delle realtà aziendali più deboli e più esposte alla maggiore concorrenza.

Nello scenario di previsione delineato nel Rapporto, la situazione reddituale delle imprese manifatturiere dovrebbe riproporre le condizioni favorevoli degli ultimi anni '90. I mercati internazionali delle materie prime non dovrebbero infatti conoscere significative tensioni ed anche dal lato dei fattori produttivi interni non si attendono accelerazioni di rilievo. In presenza di una dinamica dei costi operativi che si manterrà relativamente contenuta, il recupero del fatturato dovrebbe pertanto consentire alla redditività industriale di avvicinarsi al 9% ed al ROE di risalire a livelli prossimi all'8%. Nel medio periodo, l'industria italiana dovrebbe pertanto disporre di buone condizioni di autofinanziamento, determinando un ambiente favorevole alla ridefinizione delle strategie competitive atte a riqualificare l'offerta, attraverso il miglioramento qualitativo dei prodotti e della capacità di fornire servizi in grado di valorizzarli.

 

 

 

 

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